©

Society Project

b8b69e58c440c8edfaf3dca602fb5a560b9e19a3.jpeg

Lo smart!

Allarghiamo il concetto ad una riflessione più ampia. Solo incastrando infatti i pezzi di cambiamento della nostra società nell’insieme delle cose e sistemi che ci circondano possiamo infatti apprezzare appieno gli effetti valutarne i danni e benefici.

 

Bene, due concetti antipodi sull’asse del nostro ragionamento.

 

1) Lavorare da casa con massima flessibilità sul dove svolgere la propria attività oppure 

 

2)farlo in luoghi prestabiliti.

 

Non siamo estremisti in genere nei nostri ragionamenti, ma questa volta reputiamo sia giusto analizzare i due scenari estremi perché le condizioni di vantaggio e svantaggio sono davvero distintive.

 

Lavorare dove vuoi per sempre è molto diverso che farlo anche 4 giorni a settimana perché ti lascia la flessibilità di vivere davvero dove vuoi.

 

Da qui la prima riflessione. Il mercato immobiliare. Una inversione nella velocità del flusso di accentramento verso le città metropolitane sarebbe lo scenario più probabile.

 

Quindi il mercato immobiliare ne subirebbe un impatto. Chi ci perde? Chi ci guadagna?

 

Ci perde chi ha investito in immobili nelle città metropolitane. Ovvero chi ne è possessore. Non è piacevole pagare un mutuo per un valore di un immobile molto diverso da quello che ti aspettavi.

 

Dove va questa ricchezza immobiliare allora? Parzialmente a rendere più vere le quotazioni dei piccoli centri italiani dove le case non valgono niente, ma si continua a quotarle come se valessero qualcosa.

 

Parzialmente nei luoghi belli da vivere.

 

Con 300 mila euro si compra un appartamento a Roma, che una famiglia ci può stare stretta. Sono sicuro che per quella cifra si compra un casale storico in Calabria.

 

Quindi, il mercato immobiliare avrebbe qualche scossone. Probabilmente nel suo insieme rallenterebbe nelle nuove costruzioni per avvantaggiarci di quello che abbiamo già costruito.

 

Gli investimenti delle città metropolitane. Anche questi dovrebbero subire rimodulazioni. Siamo fortunati che questi sono così dietro che la incapace rincorsa verso gestire la dimensione dei flussi di persone verrebbe vantaggiosa in uno scenario di flessibilità lavorativa.

 

Ma questo spostamento in realtà riguarderebbe tutto l’indotto delle città Metropolitane: Ristoranti, negozi di prossimità, centri commerciali. Tutto si sposterebbe un po’ più in periferia. Alcuni perirebbero perché le persone avrebbe il tempo di fare quelle cose che oggi compriamo.

 

La libertà di lavorare dove si vuole ha un prezzo. Parte di questo prezzo lo pagherebbero alcuni dei lavoratori stessi, specie quelli col mutuo per comprare la tanto sognata casa in città. Chi ha qualcosa in qualche bel luogo da vivere mitigherebbe tale effetto con un aumento della domanda e dei prezzi di quelli immobili periferici che oggi valgono davvero poco.

 

D’altro canto, o d’altro lato vi è la realtà che conosciamo bene. Quello che ci vede emigrare, crescere i nostri figli da estranei ambientarci ogni volta in un centro diverso. Fino a quando delle nostre origini da forestieri rispetto alle grandi città non diventerebbe un attributo da sfoggiare secondo la tendenza della moda del momento. Due o tre generazioni più in là. Ma c’è dell’altro da non sottovalutare. Le grandi citta sono più efficienti energeticamente e nei loro mercati che sono più vicini e concentrati.

 

Io non lo so cosa è giusto o no in ottica complessiva. Abbiamo solo il nostro punto di osservazione.  Ma da qui, da questo piccola parte di mondo si vede che 2 ore in macchina al giorno sono tempo sprecato. Da dopo la pandemia le riunioni si fanno al pc anche se siamo in due stanze confinanti perché funziona meglio.

 

Inoltre so che ho sempre svolto il mio lavoro indipendentemente da dove mi trovavo.

 

Di una cosa però siamo sicuri. Questo processo di cambiamento che secondo noi è inevitabile perché fatti non foste per viver come bruti ma per seguir orizzonti belli.. deve essere governato.

 

Permettere di lavorare in maniera flessibile a tutti, insieme, provocherebbe uno shock economico non banale. Gente senza stipendio è gente triste. E non bisogna mai confondere l’amore con il pianto dice il poeta.

 

Piano, piano raggiungeremo questi orizzonti. 

 

Intanto pazienza che scatti il prossimo verde.

©