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Una goccia di approfondimento su un mandarino ci ha portato a constatare quanto le economie dei paesi si siano legate come conseguenza della globalizzazione. E come la guerra cambi le carte in tavola.
Ma partiamo da un mandarino. Frutto meraviglioso e dolce, nettare da gustare assetati, leggermente fresco, dopo qualche giorno dopo la coltura.
Bhe, il mandarino in questione su questo tavolo, in questo momento, proviene dalla Spagna o dall’Africa mediterranea.
Ci siamo chiesti il perché visto che l’Italia produce mandarini e li esporta.
E ve lo dico io perché. Perché conviene. Perché all’estero si vende con prezzo maggiore. Si soddisfano i bisogni nazionali con gli import e si esporta la produzione nazionale. Conviene se i tuoi prodotti li vendi di più.
Non siamo qui a parlare del prodotto migliore, magari nato e cresciuto all’ombra dei giusti controlli igienico sanitarie. Che comunque ci costerebbe qualche cent sullo scaffale, probabilmente.
Non siamo qui a parlare di ecologia, quindi non parleremo dei costi in termini di ambiente del trasporto di queste merci, ma del trasporto ne dobbiamo parlare.
E sì, perché la guerra non ha reso il nostro grano solo più difficile da digerire umanamente, ma l’intero ciclo logistico mondiale meno conveniente. Proprio il carburante che aumenta potrebbe spostare il risultato di alcune decisioni in merito all’import di prodotti. Che il mandarino sarà più caro non c’è dubbio. Ma il dubbio ci attanaglia, il mandarino che mangeremo tra qualche settimana, sarà italiano?
Vedremo.. come vedremo dove e con quale animo il risultato delle nostre azioni ci porterà. La complessità del mondo di oggi si scontra con la complessità di quello che ieri che quando arrivi ai limiti della comprensione umana, capisci che vali meno di una noce in un deserto. Allora non resta altro che rivolgersi alle stelli polari.
Si chiamano valori, sintesi dei millenni di studi del nostro animo e delle nostre risultanze.
Talvolta solo tentativi di razionalizzare cose troppo vaste per una noce.

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